"L'articolo che vi consiglio è pubblicato su una rivista di filosofia politica "Il Ponte" n. 55 pp. 91–104; è di Sergio Franzese e si intitola "Sinistre osservazioni sulla sinistra. Rorty e il mito americano". In realtà l'articolo è un commento a "Una sinistra per il prossimo secolo (Garzanti 1999) di Richard Rorty" e si dipana lungo due direttrici, che finiscono per convergere e saldarsi nella critica dell'“americanità” quale categoria filosofica e coerente esito del percorso intellettuale del filosofo statunitense. Su un versante, obiettivo di Franzese è l'accusa, rivolta da Rorty alla sinistra americana, di aver perso di vista il problema della diseguaglianza economica per abbracciare invece la causa della tutela delle minoranze culturali. In realtà, secondo Franzese, il richiamo di Rorty alle vecchie questioni legate alla dimensione produttiva della società si rivela singolarmente contraddittorio, in quanto sorretto da una lettura dello sviluppo storico e degli eventi correnti condotta in chiave tipicamente sovrastrutturale: la pretesa involuzione della sinistra viene infatti descritta quale semplice conseguenza di nuove “infatuazioni intellettuali”, mentre è piuttosto il riflesso di mutamenti nel modo di produzione capitalistico (la costituzione mediatico-mercantile del patrimonio simbolico collettivo è processo strutturale, e asimmetrico, del nuovo capitalismo). D'altro canto, insiste Franzese, non è convincente la proposta di Rorty di ricercare la soluzione della questione sociale americana in un approccio radicalmente anticosmopolita, tendente cioè a privilegiare le istanze socioeconomiche nazionali (il che vuol dire ignorare la portata dei processi di globalizzazione) e a valorizzare i contributi della tradizione filosofica statunitense (in realtà segnata da presupposti e circostanze troppo peculiari per essere ancora feconda in un senso rilevante). Le prospettive sopra indicate appaiono nel volume funzionali al progetto (fedele al liberalismo etnocentrico già sostenuto da Rorty) di rialimentare il sentimento patriottico americano. Su questo secondo versante, Franzese segnala non tanto lo sciovinismo in qualche misura intrinseco a ogni nazionalismo, quanto l'infondatezza del nazionalismo rortyano che, poggiando unicamente su rivendicazioni emotive e su “realizzazioni virtuali o sognate” ed esplicitamente su ideologie e mitologemi, si sottrae a una valutazione critica e intersoggettiva degli effettivi conseguimenti statunitensi, risolvendosi in una pura e semplice “riedizione della dottrina di Monroe” un articolo da leggere!!
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1 commento:
Scusa michee ma deve esse na palla sto scritto!!! Ma che ce frega della sinistra americana! Ci hanno già tutti quej problemacci...che seee...figuriamoci quanto je frega a loro da sinistra!
ma nooo...so americano che ne sanno loro!
Sanno solo l'embargoooo
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